Legami

Domenica 14 maggio alle ore 17.00, presso Lo Spazio di via dell’ospizio, verrà inaugurata “Legami”, mostra fotografica del Santimatti Studio.

«Siamo legami. Fili, più o meno invisibili, ci uniscono e, a volte, ci tolgono il fiato. Fin dal titolo del loro nuovo progetto fotografico “Legami” (senza accenti, lasciando appunto intatta l’ambiguità tra il verbo e il sostantivo), il Santimatti studio (Filippo Giansanti e Fabrizio Pelamatti) ci interroga sulla nostra identità.
Ritratti di volti di grande dimensione, talmente vicini da sembrare “nudi”, leggibili fino ai difetti della pelle, alle rughe, alle cicatrici, fino alle macchie cromatiche degli occhi. Volti uniti, occhi negli occhi, da fili che percorrono lo spazio espositivo e che il pubblico può calpestare, scansare, toccare.
“Legami” sfida la semplice progettualità fotografica, supera la bidimensionalità dell’immagine e invade lo spazio circostante, porta nell’opera il pubblico.
Oggi viviamo in un’epoca di legami deboli, di precarietà dei rapporti. Tutto somiglia molto di più a connessioni, a qualcosa che ha nella sua stessa natura l’intermittenza, la discontinuità, l’arresto. Bisognerebbe guardare quei fili e pensare che il tempo tende a logorarli, ad assottigliarli, a spezzarli. Che quei fili, spesso, li lasciamo calpestare e li calpestiamo noi stessi. Nonostante questo, noi siamo quei fili. Forse bisognerebbe ripensare alle immagini e alla nostra identità che ci illudiamo sia racchiusa in quei ritratti, a partire da questo essere legati sempre all’altro e a come questo legame ci costruisca e ci determini. Occorrerebbe imparare la cura dei legami, la capacità di riannodarli, di ripararli o di sostituirli con altro materiale, più resistente al tempo, al mondo.
Se in “Cloudtraits”, loro precedente lavoro espositivo, la cattura fotografica dei soggetti veniva attraversata da una nuvola, rendendo fluido e aleatorio l’insieme, nascondendo il volto e quindi rinviandone ogni risposta sull’identità al contesto e alla massa bianca, in “Legami” il volto manifesto, immagine chiara, quasi iperreale, trova la sua identità in quei fili che attraversano lo spazio. Siamo legami e il sogno di essere monadi, piccoli regni autarchici, naufraga ogni volta alla prova della vita».

Robert Dunlop
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Domenica 10 maggio 2015 si terrà l’inaugurazione della mostra “cloudtraits”  negli spazi dello Spazio di via dell’ospizio a Pistoia. L’esposizione sarà visitabile fino al 13 giugno.

Un grande ringraziamento a Mauro Pompei: tagliatore di nuvole, ancora di salvezza.

In ordine sparso ringraziamo di cuore :

il Centro Culturale il Funaro

il teatro moderno

la biblioteca San Giorgio

per la gentilezza e la disponibilità alle nostre strane richieste :)

cloudtrait

 

Siamo passati da un mondo di orologi a un mondo di nuvole.

(K. Popper)

Al primo levar del sole

Come una nuvola in un quadro

C’è una nuvola

( Shusai, Munier)

 

Domenica 10 maggio alle ore 17.30, presso Lo Spazio di via dell’ospizio, sarà inaugurata

la mostra fotografica Cloudtraits di Filippo Giansanti e Fabrizio Pelamatti, componenti del

Santimatti Studio.

Il nuovo progetto fotografico rielabora creativamente l’immagine classica del ritratto (il

titolo gioca appunto con il termine inglese Portraits), seguendo il consueto processo di

allestimento e costruzione dello scatto, della scena. Il soggetto è collocato in un ambiente

che lo caratterizza, che dice qualcosa di lui. Ma davanti al soggetto avviene l’improvviso

passaggio di una nuvola. La nuvola copre tutti i volti e gran parte della figura o delle figure

ritratte, assorbe e riflette la luce, immette nella previsione dell’immagine un elemento

aleatorio, incontrollabile, innesca un meccanismo di proliferazione di senso dell’intera

operazione. Dobbiamo lasciarci trascinare da questo slittamento, dallo scivolamento e

dall’irruzione di questa massa bianca che avvia un gioco polisemico che ci riguarda, che ci

porta dentro e oltre il soggetto fotografato.

I Santimatti ci raccontano dei tempi nuvolosi in cui viviamo. Siamo immersi nelle nuvole,

delle tipologie più disparate. Nuvole che memorizzano e processano dati, nuvole

fotografiche, nuvole musicali, nuvole applicative. In questa dimensione di evaporazione-

smaterializzazione, il soggetto e la sua identità individuale continuano quel lungo

cammino, iniziato già nella modernità, di progressiva e incessante perdita della propria

puntualità, coincidenza, presenza a sé. Non siamo banalmente con la testa tra le nuvole,

non siamo semplicemente persi nella contemplazione di questo elemento fluido, indefinito

e variabile, percepito come misterioso e fondativo fin dall’origine della nostra civiltà, della

storia del nostro pensiero (dalla Bibbia a Socrate, da Lucrezio a Cartesio). E’ il concetto

stesso di individuo che forse sta lasciando lentamente il posto a quella che Barthes

chiamava individuazione, in cui l’io è una pluralità e rete mobile di forze diverse, e in cui

tale pratica evolutiva interminabile è praticata attraverso la Nuance, una nebulosa, soffice

ma gravida di senso – (“etimologia: ci importa perché essa implica un rapporto con il

Tempo che fa, coelum in latino – francese antico nuer = paragonare i colori sfumati con i

riflessi delle nuvole”, R. Barthes).

Le sfumature che ci determinano e ci differenziano sono dettagli che si ripercuotono su un

intero oramai privo di ogni possibilità unitaria, sono cause minime che producono

conseguenze impreviste e di ampia portata. Condividiamo con le nuvole la volubilità,

l’impalpabilità, sempre prossimi a divenire altro non appena ci si illuda di averci catturati e

definiti. Forse dovremmo cominciare ad applicare all’umano le ipotesi meteorologiche,

oppure seguire Popper e le teorie indeterministe: “se noi spingessimo le nostre ricerche

sugli orologi sempre piú a fondo, allora scopriremmo che essi sono propriamente nuvole di

elettroni o nuvole di particelle elementari, che non sono completamente predeterminate e

nelle quali accadono infinite cose che non sono prevedibili; che, dunque, solo la

grandezza fisica dell’orologio ci aiuta a considerare un orologio come predeterminabile in

una certa misura”.

Cloudtraits è un gioco. Guardiamo le nuvole che diventano possibilità e mondi infiniti di

oggetti e di pensieri. Tra le suggestioni possibili c’è quella di pensare di essere immersi in

esse che non sono senza storia ma interessate dalla storia lenta, quasi immobile, della

lunghissima durata, sottomesse ad una evoluzione quasi impercettibile.

Forse il progetto del Santimatti studio, più semplicemente, è un catalogo, parziale e in fieri,

delle nuvole stesse. È l’umano l’elemento transitorio. Le nuvole ci saranno anche dopo di

noi. Bisogna interrogarci sul tempo che faremo domani.

Robert Dunlop

 

 

 

 

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Dal 4 al 7 settembre 2014 saremo presenti all’ home festival di Treviso, parteciperemo con la videoinstallazione “I ate Ramones” e “Pasto Nudo”.
Hooray!

http://www.homefestival.eu/

 http://www.trevisotoday.it/cronaca/programma-home-festival-extra-treviso-2014.html

SocialPlay_Quad-2

 

 

 

30 novembre 2013

 

 

14 aprile 2013

http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=130950

14 aprile – 11 maggio
6000 km di strada.

Due polaroid, una holga, una yashica, un iphone.
E una panda.

 
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